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.In fondo alla gola, stretta nel pugno, vicino al muscolodel petto, sulle coronarie.Una storia rara, sconosciuta ai più.Don Peppino aveva studiato a Roma e lì doveva rimanere a fare carriera lontano dal paese, lontanodalla terra di provincia, lontano dagli affari sporchi.Una carriera clericale, da buon figlio borghese.Maaveva d'improvviso deciso di tornare a Casal di Principe come chi non riesce a togliersi di dosso unricordo, un'abitudine, un odore.Forse come chi ha perennemente la sensazione smaniosa di dover farequalcosa e di non riuscire a trovare pace fin quando non la realizza o almeno tenta di farlo.Don Peppino Generated by ABC Amber LIT Converter, http://www.processtext.com/abclit.htmldivenne giovanissimo sacerdote della chiesa di San Nicola di Bari, una chiesa dalla struttura moderna chesembrava, anche nell'estetica, perfetta per la sua idea di impegno.Girava per il paese in jeans e non intonaca come era accaduto sino ad allora ai preti che si portavano addosso un'autorità cupa come l'abitotalare.Don Peppino non orecchiava le beghe delle famiglie, non disciplinava le scappatelle dei maschi, néandava confortando donne cornute, aveva cambiato con naturalezza il ruolo del prete di provincia.Avevadeciso di interessarsi delle dinamiche di potere: non solo dei corollari della miseria, non voleva soltantonettare la ferita, ma comprendere i meccanismi della metastasi, bloccare la cancrena, fermare l'origine diciò che rendeva la sua terra una miniera di capitali e un tracciato di cadaveri.Fumava anche il sigaro ognitanto in pubblico, altrove poteva sembrare un gesto innocuo.Da queste parti i preti tendevano ad avereatteggiamenti di finta privazione del superfluo e nelle loro stanze davano sfogo alle pigre debolezze.DonPeppino aveva deciso di lasciare somigliare la sua faccia sempre più a se stesso, come una garanzia ditrasparenza in una terra dove i volti invece devono orientarsi in smorfie pronte a mimare ciò che sirappresenta, aiutati dai soprannomi che caricano il proprio corpo del potere che si vuole suturare allapropria epidermide.Aveva l'ossessione del fare, aveva iniziato a realizzare un centro di accoglienza doveoffrire vitto e alloggio ai primi immigrati africani.Era necessario accoglierli, evitare - come poi accadrà -che i clan potessero iniziare a farne dei perfetti soldati.Per realizzare il progetto aveva devoluto anchealcuni risparmi personali accumulati con l'insegnamento.Attendere aiuti istituzionali può essere cosa cosìlenta e complicata da divenire il più reale dei motivi per l'immobilità.Da quando era sacerdote avevavisto l'avvicendarsi dei boss, l'eliminazione di Bardellino e il potere di Sandokan e di Cicciotto diMezzanotte, i massacri tra bardelliniani e Casalesi poi tra i dirigenti vincenti.Un episodio rimasto famoso nelle cronache di quel periodo fu un corteo di diverse automobili che sfilòper le strade del paese.Erano circa le sei del pomeriggio quando una decina di auto fecero una sorta dicarosello sotto le case dei nemici.I gruppi vincenti di Schiavone andarono a sfidare sotto le loro case gliavversari.Ero un ragazzino, ma i miei cugini giurano di averlo visto con i propri occhi.Le autoprocedevano lentamente per le strade di San Cipriano, Casapesenna e Casal di Principe, e gli uominisedevano cavalcioni sui finestrini con una gamba dentro l'auto e l'altra penzoloni.Tutti con i mitra in manoe il volto scoperto.Procedendo a passo lento, il corteo raccoglieva progressivamente altri affiliati chescendevano di casa con fucili e semiautomatiche, e proseguivano a piedi dietro le auto.Una vera epropria manifestazione pubblica armata di affiliati contro altri.Si fermavano sotto le case degli avversari.Di chi aveva osato opporsi al loro predominio."Scendete uomini di merda! Scendete di casa.se avete le palle!"Durò almeno un'ora questo corteo.Girò indisturbato mentre le saracinesche dei negozi, dei bar, siabbassavano all'istante.Per due giorni ci fu un coprifuoco totale.Nessuno uscì di casa, neanche percomprare il pane.Don Peppino comprese che era necessario programmare un piano di lotta.Era necessario tracciare apertamente un percorso da seguire, non più testimoniare singolarmente, maorganizzare la testimonianza e coordinare un nuovo impegno delle chiese del territorio.Scrisse,firmandolo assieme a tutti i preti della fo-ranìa di Casal di Principe, un documento inaspettato, un testoreligioso, cristiano, con una traccia di disperata dignità umana, che rese quelle parole universali, capaci disuperare i perimetri religiosi e di far tremare sin nella voce le sicurezze dei boss, che arrivarono a temere Generated by ABC Amber LIT Converter, http://www.processtext.com/abclit [ Pobierz caÅ‚ość w formacie PDF ]

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